IL MIO KIMA 2026

UNA GIORNATA CHE NON DIMENTICHERO' MAI

Begnis Andrea

9/14/202613 min leggere

25/08/2026 05.30 A.M.


Non ho ancora ben chiaro cosa condividere di questa mia prima partecipazione al Trofeo Kima. Provo a descrivere i momenti vissuti pochi giorni fa e poi vedremo.


Un pre gara regolare, con una settimana a controllare compulsivamente le varie app meteo, ma infine super contento che con grandi sforzi e coraggio l’organizzazione abbia confermato la partenza il sabato mattina ritardandola solo di un’oretta. Non era affatto scontato e qui concordo con le parole di Cristian Modena, intervistato da Juri al traguardo, che dice “Qui al Kima se possono ti fanno fare il percorso completo e poi devi essere tu atleta con le tue capacità ad arrivare in fondo” Significative anche le parole del campione Lorenzo Rota Martir che nel suo post a riguardo della gara sottolinea che le gare tecniche siano sempre meno di moda.

Qui si potrebbe aprire un capitolo a parte per analizzare le varie ragioni di questo fenomeno, cosa che aveva provato a fare anche Kilian Jornet in un articolo pubblicato ad inizio anno dal titolo “ Trail running 2026, where are we, where are going” dove elenca diversi punti e uno di questi è relativo proprio alla diminuzione dei percorsi più tecnici.


Ma andiamo al giorno della gara.


Pronti VIA, con i primi chilometri su strada penso solo a tenere duro fino all’inizio del sentiero vero e proprio anche se la lotta interiore è subito intensa tra il vedersi superare da decine di atleti e mantenere il proprio ritmo per non andare subito fuori giri. Dopo quaranta minuti finalmente supero il rifugio Scotti, primo ristoro, prendo i bastoncini dallo zaino e ci mettiamo tutti in fila sul sentiero. Sono soddisfatto, ottima partenza perfettamente in linea con i tempi che mi ero prefissato. In un attimo siamo a Predarossa, arrivo alla zona dei caschi e sorpresa mi ritrovo l’ Embi che mi consegna il mio, non sapevo ci fosse e mentre litigo con i laccetti penso che è con lui che ho iniziato ad arrampicare e a portare appunto il casco e lo leggo come un segno positivo del destino. Sulla piana di Predarossa corro bene e cerco di spingere pensando che poi fino ai Bagni di Masino che raggiungerò fra qualche ora non potrò più farlo, il sentiero adesso inizia finalmente a salire e mi trovo immerso nel mio habitat, mi sento davvero bene e si sale a buon ritmo verso il rifugio Ponti. Qui trovo Ale e Kafa saliti in notturna dalla Valmalenco per sostenermi, i primi di una lunga serie di amici che incontrerò durante la giornata. Riempio la flask, prendo i gel, lascio a loro gli occhiali perché sto sudando talmente tanto che ho una cascata davanti agli occhi che mi bagna le lenti e mi infastidisce, so che più avanti mi pentirò di non averli ma preferisco evitare di metterli da qualche parte e poi perderli come al 4 luglio l’anno precedente, ancora mi rode!! Li ringrazio e riparto, ancora tutto molto bene sopratutto se paragono le sensazioni a quelle provate tre settimane prima dove la quota mi aveva tagliato le gambe proprio in queste zone e per raggiungere la bocchetta Roma mi ero dovuto fermare più di una volta e rallentare notevolmente. Finalmente si scollina, bel tifo in bocchetta e sono addirittura in anticipo di due minuti sulle mie previsioni, 2000 metri di dislivello in due ore e tredici minuti, davvero alla grande!! Sono molto carico, sto bene, il clima è perfetto, ci sono un sacco di persone e di amici lungo il percorso e adesso entriamo nel mio parco giochi ideale fatto di sassi, catene e tutto ciò che adoro in montagna.

Ci sono piccoli rallentamenti sulle catene, siamo ancora in tanti ora ma da qui in avanti ci allungheremo perché inizieranno le danze su quei blocchi che ormai conosco bene dopo vari anni di trekking, arrampicate e corse, in queste valli che non stancano mai. Davanti vedo alcuni atleti non sono così sciolti e dentro di me penso “ Mi avete tirato il collo sulla strada, ma adesso tocca a me divertirmi”.

Da qui in poi mi piacerebbe molto raccontarvi di come sia iniziata la mia gara perfetta, immaginata durante i tanti allenamenti...spoiler, non è successo nulla di tutto questo. Saranno passati credo poco più di due o tre minuti dalla fine delle catene sotto la bocchetta quando ho iniziato a sentire le gambe decisamente legate ed io impacciato su quei sassi che da tempo bramavo di calpestare. Ma è quando inizia la salita sotto il bivacco Kima che il mio castello di carte crolla definitivamente, facendo pure un bel botto, le gambe diventano durissime e bruciano, faccio una fatica decisamente troppo alta per quello che sto facendo e la testa inizia a pulsarmi, sensazioni che purtroppo non mi abbandoneranno più durante tutta la traversata, come durante la prova di tre settimane fa la quota mi presenta il conto. Il primo fine settimana di agosto con i ragazzi ATF iscritti alla gara ed alcuni amici avevamo fatto due giornate di allenamento sul percorso, dormendo al rifugio Allievi e non ero stato particolarmente brillante, speravo però che qualche giorno a Roncobello con alcuni allenamento in quota e l’adrenalina della gara mi aiutassero a migliorare e invece nulla di tutto ciò. So di essere lento ad acclimatarmi, lo dimostra il fatto che su tre spedizioni, sono riuscito ad arrivare in vetta solo una volta quando ero in solitaria ed ho potuto seguire tempi più lunghi di esposizione alla quota. Non mi era però mai successo così forte e a quote relativamente così basse, neanche due anni prima al Kima del 2024 quando per fare allenamento ero andato al rifugio Gianetti a fare assistenza seguendo l’intero percorso. Capisco subito il problema, inizio a rallentare e di conseguenza a perdere posizioni ma la cosa che mi preoccupa di più è il cronometro, è vero che sono passato in bocchetta con un bel margine ma mancano ancora tantissimi chilometri e non so quanto ne avrò all’ultimo cancello se vado avanti così.

Sono lento e nella salita al Cameraccio sembro un bradipo, confido nella discesa e sulle catene di recuperare un po' ma le gambe non mi sostengono e non ho fiducia degli appoggi, continuo così fino al passo Torrone, che è già una tortura quando stai bene, figuriamoci in queste condizioni. Mi fermo anche due o tre volte a far passare gli altri atleti e nel frattempo cercare di respirare un po'. Sono su un’altalena di emozioni ma purtroppo tutte negative, che vanno dalla rabbia, alla delusione e in alcuni momenti mi salgono le lacrime agli occhi per essere lì così, assolutamente impotente in quella situazione. Finalmente scavallo e vedo il rifugio Allievi, lontano ma neanche troppo e nonostante tutto vedo che il cronometro non è andato così veloce come la mia mente pensava fino a quel momento, quella visione unita al pensiero degli amici che lì troverò e che si sono alzati prestissimo per me, per noi a supportarci mi da un piccolo booster di energia e in quattro ore e nove minuti arrivo al rifugio, secondo cancello orario di giornata.

Purtroppo qui come al Gianetti darò il peggio di me, dopo due ore passate a lottare per ogni passo in uno stato mentale e fisico davvero difficile, scarico su di loro tutta la mia frustrazione lamentandomi di ogni cosa, ma loro sono davvero fantastici e senza dar troppo peso a ciò che dico mi assistono e mi incitano al massimo. Decido di restare qualche minuto lì per abbassare il mio faticometro interno, ringrazio tutti, almeno quello sono riuscito a farlo e con quella poca lucidità rimasta li obbligo al mutismo sulla mia condizione se quando passerò Tanya chiederà di me, almeno uno dei due, se può, che si goda la giornata senza apprensioni. Scoprirò poi che il mio piano perfetto è fallito miseramente dimenticandomi di dire la stessa cosa a tutti gli altri amici che si trovavano dopo l’Allievi, Andri detto furbi. Riparto con la speranza che qualcosa, almeno poco migliori ma nulla le gambe non ne vogliono sapere, il respiro è sempre più corto e il diaframma un blocco di marmo. Intanto i sorpassi continuano e questo fa davvero male al morale, non tanto per la posizione in classifica che ormai è bella che andata ma perché dimostra che sto rallentando ulteriormente.

In un turbinio di pensieri supero il passo Averta, il passo Qualido e vedo lì davanti a me il Camerozzo, il tratto più impegnativo di giornata. La situazione lentamente peggiora, come il mio umore, quando anche nei brevi tratti corribili proprio non riesco ad allungare la corsa. Arrivo all’attacco del passo con un nodo alla gole e le lacrime agli occhi, non riesco neanche a ringraziare per gli incitamenti un ragazzo del Soccorso Alpino in assistenza all’inizio delle catene, sollevo solo la mano e abbasso lo sguardo. Salgo appoggiando anche le mani alla roccia, alzando lo sguardo più volte cercando lo Zambo che so essere qui ma non lo vedo mai, dopo un tempo indefinito ma per me infinito il sentiero spiana, vedo l’Andre ma più che scuotere la testa e farfugliare che oggi è tutto una merda non riesco a fare. Alla base della discesa e qui non ricordo se raggiungo o, più facilmente vengo raggiunto da due atleti. Inizio a corricchiare e seppur con estrema fatica mi impongo che fino al Gianetti non dovrò mollare, ripetendomi “In premio ti potrai sedere cinque minuti al ristoro e poi ci sono il Gabri, la Paola e il Simo che ti aspettano, glielo devi”. Non chiedetemi perché ma questo fragile patto tra me e me regge, anche se il rifugio sembra un’oasi nel deserto, un’allucinazione che sembra non arrivi mai o forse ero io tremendamente lento. Avevo ipotizzato sei ore per arrivarci e invece impiego sei ore e ventiquattro minuti.

Lo so lo so, da come sto scrivendo sembrava dovessi quasi restare fuori dai cancelli ma vi giuro che la fatica che stavo facendo dilatava il tempo in maniera incredibile, esempio pratico della relatività. Arrivo da loro smontato, con gli occhi fuori dalle orbite e stanco di lottare per ogni passo. Anche qui stessa scena descritta in precedenza, loro fantastici nel rifornirmi e io a lamentarmi, a un certo punto esclamo “ Ne ho pieno il cazzo di queste gare di merda!!” con quella rabbia che arriva dritta dal cuore, non mi ero però accorto di avere vicino un giovane volontario che con un sorriso disarmante mi dice “Guarda che ti sei iscritto tu”. Ovviamente al momento non ho avuto la capacità di spiegare il senso della frase che si riferiva a una stagione di gare un po' travagliata: alla doppia W sono andato ko per il caldo, Pizzo Stella problemi finali di stomaco e qui la quota, va bene lottare e la fatica ma mi piacerebbe anche meno ogni tanto. Il commento non era in alcun modo rivolto alla gara in se che racchiude tutto ciò che amo in montagna.

Mentre sto per ripartire vedo arrivare Nicola e gli dico di seguirmi, lui mi dice di andare che arriverà a breve. Faticometro leggermente abbassato e inizia l’ultimo giochino mentale che consisteva nel dividere in piccole sezioni l’ultima parte del percorso, mi ripeto che il più è fatto, resta solo il Brabacan e quest’ultimo tratto l’hai percorso tre volte nell’ultimo mese non ti può riservare sorprese, la familiarità col percorso questa volta mi aiuta. Non so quante volte mi sono ripetuto “ Arrivi al Barbacan, poi sono cinque chilometri di discesa, poi sei dai Bagni ed è finita” è stata la mia hit per un bel po'. Sta di fatto che superato l’ultimo ostacolo, ma la discesa di 1400 metri come la conoscevo io, dopo due giorni di pioggia era diventata una lunghissima pista di fango che il passaggio degli atleti della Sky race non ha migliorato affatto. Imposto il pilota automatico, ormai il tempo che avrei voluto fare è andato, tanto vale prendere meno rischi possibili e portarla a casa con tutta la fatica che ho fatto, scendiamo in un gruppetto da tre e sono scivoloni a non finire. Raggiungiamo il rifugio Omio e via verso gli ultimi tre chilometri di discesa fino alla benedetta strada, che sapevo già dalla partenza avrei desiderato come non mai. Scendiamo poco sotto il rifugio e da dietro sento “Andrea, stai facendo coda” ,“vaffanculo Nicola” che si affianca, mi dice di stare bene in discesa e infatti in un attimo scompare nel bosco e lo perdo di vista. Continuo a scendere e resto da solo, ma quest’ultima parte la conosco davvero bene e questa cosa mi tranquillizza in qualche modo, mi superano ancora un paio di ragazzi ma ormai sono in pace con il mondo e perdendo quota la testa ha finalmente smesso di darmi noia, purtroppo il sistema digestivo invece e totalmente bloccato. Quando incrocio finalmente la strada torno a provare un po' di gioia, dopo sei ore di rabbia, io che sono felice di correre su strada…sono davvero messo male.

Ai Bagni di Masino riconosco tutti i luoghi e gli ambienti sono ormai familiari, il camioncino dei panini, i tornanti, il parcheggio dove abbiamo dormito due settimane prima, sto scendendo come un automa e nel frattempo continuano a superarmi ma io sono felice, completamente distrutto ma felice. Mi godo il passaggio a San Martino dove riconosco anche Sara e Francesco, riesco anche a fare un pollicino su davanti al tifo da stadio del Kundaluna. Appena prima del campo sportivo ritrovo pure il Lore e la Silvia che forse per come ero messo all’Allievi non mi davano come sicuro finisher!! Proseguo sul tratto finale lungo la pista ciclabile, passo davanti al campeggio dove abbiamo il furgone e dove più di vent’anni fa venivamo in tenda ad arrampicare con quelle folli spedizioni da Roncobello, attraverso il ponte e poi uno sguardo al Sasso Remenno, l’ennesimo atleta che mi supera e che cazz… però adesso basta! Si gira a sinistra e intravedo la zona d’arrivo, aumenta il tifo dei presenti, ancora un ultimissimo sorpasso e finalmente con un ultima sterzata a destra ritorno dove siamo partiti qualche ora prima. Adesso voglio solo sdraiarmi.

Mi butto sotto alcune transenne nella zona d’ombra più vicina a me. Sono sconvolto come poche altre volte. Dopo un attimo mi metto seduto e resto lì a terra da solo, senza più pensieri, senza dover pensare a mettere un passo davanti all’altro ancora, ancora e ancora è davvero finita. Ritrovo Embi e i genitori di Willy che stampa un‘altra incredibile vittoria. Mi dicono che Tanya non era molto in forma a Predarossa, spero solo che si sia ripresa sul tecnico come lei sa fare e non posso avere altre informazioni al momento senza telefono. Inizio a vagare in zona arrivo, senza riuscire a bere o mangiare nulla, il sistema è totalmente al collasso, sono solo perché gli amici e i miei atleti sono ancora lungo il percorso.

Dopo un po' trovo Anna che mi aggiorna sui passaggi al Gianetti, ultimo vero ostacolo cronometrico e mi conferma che tutti sono passati ma forse Cristian, il suo ragazzo, è rimasto fuori per due o tre minuti. Provo una grandissima gioia ma al contempo un mega dispiacere per quella testa calda, so quanto ci tenesse. Saluto Anna che dovrà organizzarsi per recuperare il Cri, raccolgo un po' di energie e decido di andare a fare la doccia, magari mi aiuta un po' a far passare la stanchezza non di sicuro la disidratazione, son messo abbastanza male. Chiedo per le docce e mi avvisano che l’acqua al momento è fredda perché la caldaia è andata in blocco, ottimo, magari mi da quella botta di vita che mi serve. Vado al piano di sopra dove c’è un altro ragazzo che mi chiede le solite cose post gara e credo di rispondergli a mono sillabi, inizio a sudare freddo e capisco di avere pure la pressione sotto i piedi, praticamente mi spoglio da seduto e sono contento di non essere lì da solo in quel momento. Ne ho fatte di docce fredde dopo le gare per svariati motivi, ma questa non so se complice il mio stato non brillantissimo mi sembrava arrivasse non dal ghiacciaio ma direttamente dal congelatore, mi risciacquo alla velocità della luce e torno in zona arrivo dove nel frattempo iniziano a radunarsi i nostri supporter. Io devo stare seduto non c’è nulla da fare per il momento e in più ho le orecchie entrambe tappate ed è una cosa davvero fastidiosa. La mia gara è finita ma la cosa più importante della giornata la devo ancora fare.

I miei atleti in gara sono racchiusi in una mezz’ora circa quindi i loro arrivi si susseguiranno e manca davvero poco circa una decina di minuti mi dicono e tra l’altro anche Cristian è riuscito a passare il cancello e sta per arrivare, che gioia stasera festone!! Almeno loro. Non faccio a tempo a immaginarci tutti felici e soddisfatti a brindare quando arriva Paola e mi avverte che è appena arrivato l’elicottero con il Mauro che è caduto poco sotto il rifugio Omio, con una probabile lussazione della spalla, cazzo! Mi “precipito” sotto la tenda dei soccorsi e lo vedo davvero dolorante sul lettino. Mentre chiedo informazioni mi chiedono se stessi bene pure io, probabilmente non ho una bell’aspetto e infatti mi devo nuovamente sedere, comunque li rassicuro che è solo un po' di stanchezza. Per fortuna santa Paola mi dice che starà lì lei a capire l’evolversi della situazione anche perché io devo andare sul traguardo per porre fine alle mie fatiche.

Appena dopo eccoli uno dopo l’altro; Davide, Simo, Tanya e Cristian stanchi ma davvero felici, il team ATF riunito al traguardo. Ho pensato spesso a loro in gara, sperando che se la stessero passando meglio di me e godendosi un po' di più la bellezza selvaggia di questa gara. L’entusiasmo e la fatica per tutti sono alle stelle, Tanya che in lacrime mi chiede se davvero è finita, l’abbraccio e le dico che sì questo percorso durato tre anni si conclude in questo momento. Si alza, saluta gli amici, parla con gli altri ragazzi della squadra e poi torna da me. Ormai lo sapete, nel mentre io sono rimasto lì sul prato dell’arrivo e quando anche lei si sta per sedere di fronte a me le dico che invece deve restare in piedi. Mi guarda un po' stranita mentre io dalla tasca dei pantaloni prendo un sacchetto giallo esselunga che nasconde una scatoletta blu, che a sua volta contiene un brillante con la quale le chiedo di sposarmi. Da qui la stanchezza e la sorpresa si impossessano di noi e di chi ci sta intorno, Tanya come prima reazione chiude la scatolina..non bene penso...La riapro e le dico che non è un oggetto in garanzia, ridiamo. Ma non finisce qui, non sappiamo su quale mano vada l’anello, (i dubbi li abbiamo ancora oggi) chiediamo quindi l’aiuto del pubblico e fra video, risate e lacrime inizia la festa penserete voi...magari...

Mentre Tanya va a farsi una doccia calda in appartamento dalla Chiara per la 2° volta santa Paola che ha seguito il Mauro che ora è stato portato a Sondrio, mi convince ad andare nella tenda medica per fare almeno una flebo, dopo 3 ore senza nessun miglioramento capisco che ha ragione e la seguo. Gli operatori sono super disponibili e simpatici. Mi prendono i valori ed essendo abbastanza buoni decidono solo di tenermi lì una mezz’oretta in osservazione sdraiato, riprendo a bere qualcosina e con il loro benestare vado a riconsegnare i rilevatori Recco, che me ne stavo quasi dimenticando. Alla reception della Casa della Montagna mentre sono in attesa di Tanya incontro di nuovo il volontario che al rifugio Gianetti aveva assistito al mio sbotto. Abbiamo scherzato di quel momento e abbiamo parlato della giornata appena trascorsa. Mi raggiunge Tanya e incontriamo gli altri ragazzi al Kima party, party che per me si traduce in una mezza bottiglietta di acqua frizzante.

Purtroppo non ci fermiamo molto perché il sottoscritto è un bello straccetto tanto da farsi riportare in macchina al campeggio dal Gabri a un chilometro! Sappiamo che non sarà una notte di quelle riposanti e mentre ci arrivano i video dei ragazzi che ballano e festeggiano meritatamente, io faccio la staffetta tra furgone e bagno con una nausea che finalmente ha fine quando vedo i miei 30€ di gel presi durante la giornata finire nel wc anziché nelle mie gambe. Almeno adesso posso sdraiarmi un po'. Come da pronostico una bella notte insonne a rigirare su me stesso, però almeno al mattino riesco a fare una leggera colazione ma cosa ancora più soddisfacente a mezzogiorno riusciamo a goderci sciatt e pizzoccheri in una splendente Val di Mello.

Che dire infine, questa gara, questo percorso, questi ambienti sono tutto ciò che cerco in una gara e non solo. Il ricordo legato ad essa mi ha lasciato un bel po' di amaro in bocca che spero di poter cancellare il prima possibile. Il tempo che voglio fare su questa gara resta lì, nella mia testa, spero di avere la voglia, la capacità e un po' di fortuna per andare a prenderlo.

KIMA 2026 MARRIAGE EDITION 8ore 28minuti 26secondi

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